Giappone - Grupo F

⚔️ Il Samurai Blue che non lascia briciole

🇯🇵⚔️ Il Samurai Blue che non lascia briciole

Il Giappone arriva al Mondiale con numeri da rullo compressore e una storia recente fatta di goleade, controllo e un’unica crepa da ricordare

Introduzione

C’è un modo molto giapponese di vincere: ordinato, implacabile, quasi silenzioso. Non serve alzare la voce quando il pallone parla per te, quando gli avversari finiscono a rincorrere ombre e il tabellone si riempie senza che la partita sembri mai davvero “sporca”. Nella strada che porta al Mondiale, il Giappone ha scelto questa lingua: poche concessioni, tanti gol, e la sensazione costante di avere sempre un piano B che assomiglia moltissimo al piano A.

L’impressione, guardando la sequenza di risultati, è quella di una squadra che entra in campo sapendo già dove vuole arrivare. In certi tratti è addirittura brutale nella sua efficienza: 5-0, 7-0, 6-0… punteggi che non arrivano per caso, ma come conseguenza naturale di un sistema che schiaccia l’errore avversario e lo trasforma in transizioni pulite, in attacchi ripetuti, in una specie di marea che sale e non scende più.

Poi, inevitabilmente, c’è la partita che rompe la trama perfetta. Perché anche le corse più lineari hanno un sasso sotto la suola: a Perth, il 5 giugno 2025, l’Australia ha trovato l’1-0 al 90' con Behich. Un colpo tardivo, quasi crudele nel modo in cui riscrive la notte: non tanto per la sconfitta in sé, quanto perché è l’unica macchia in un quadro pieno di vittorie e di porte chiuse a doppia mandata.

Se si “atterra” sui dati, il Giappone presenta un profilo da capolista a pieno titolo nella Terza ronda AFC, Gruppo C: 23 punti in 10 partite, con 7 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitta. Il saldo reti è una dichiarazione di potere: 30 gol fatti e 3 subiti, differenza +27. Prima ancora, nella Seconda ronda AFC, Gruppo B, aveva chiuso in cima con 18 punti su 18: 6 vittorie, 24 gol segnati, 0 incassati. Numeri che dicono non solo superiorità, ma anche una rarissima continuità difensiva.

Tre momenti-bisagra aiutano a capire il film. Il 16 novembre 2023, Giappone–Birmania 5:0 a Suita: è l’inizio della storia, con Ueda che firma una tripletta e la sensazione che la qualificazione venga affrontata come un dovere, non come un rischio. Il 26 marzo 2024, Corea del Nord–Giappone 0:3 con “vittoria assegnata” dopo cancellazione: un episodio fuori campo che però entra nei numeri e racconta anche la dimensione amministrativa del percorso, quella che spesso complica la narrativa ma non la sostanza. Infine, il 10 giugno 2025, Giappone–Indonesia 6-0 a Suita: non è solo una goleada, è un finale di girone in cui la squadra ribadisce il suo tono, con Kamada e Kubo ancora centrali e una panchina che entra e firma.

Il Giappone arriva così al Mondiale con un’identità misurabile: segna tanto, subisce pochissimo, e quando inciampa lo fa per un dettaglio e in un finale. Sembra una squadra che non vive di picchi emotivi, ma di routine ad alto livello. E nel calcio delle nazionali, spesso è la routine — più che la scintilla — a decidere quanto lontano puoi andare.

Il percorso delle qualificazioni

Il percorso AFC, qui, è raccontato in due blocchi distinti dai dati: una Seconda ronda a gironi e una Terza ronda sempre a gironi. Non serve caricare di teoria: la storia pratica è che il Giappone ha dovuto prima vincere e dominare un gruppo a quattro, poi confermarsi in un gruppo più competitivo da sei. È proprio questa doppia prova, con avversari e pressioni diverse, che dà sostanza ai numeri: non è un’unica cavalcata, è una qualificazione che chiede di ripetersi.

La Seconda ronda, Gruppo B, è stata quasi un allenamento competitivo giocato con serietà assoluta. Sei partite, sei vittorie, 24 gol fatti e zero subiti: la difesa non ha lasciato nemmeno una fessura. Ma la cosa più interessante è il modo in cui i 5-0 si ripetono senza diventare fotocopie: Siria (0-5 a Yeda e 5-0 a Hiroshima), Birmania (5-0 a Suita e 0-5 a Rangún). Cambiano stadi, cambiano contesti, cambia la lista marcatori, non cambia la direzione.

La Terza ronda, Gruppo C, è la parte che certifica la maturità. Il Giappone chiude primo con 23 punti, davanti all’Australia a 19. In un gruppo dove il margine d’errore si riduce, la squadra ha mantenuto una produzione offensiva da club: 30 gol in 10 gare. E soprattutto ha continuato a proteggere la propria area: 3 gol subiti, uno ogni più di tre partite. È la cifra più significativa per leggere una selezione: segnare tanto può dipendere dal giorno, subire poco dipende dal metodo.

Dentro questo cammino ci sono partite che spiegano le “temperature” diverse. Il 15 ottobre 2024, Giappone–Australia 1-1 a Saitama, con un’autorete per parte: una gara che non si incastra nel copione della goleada e ricorda quanto siano sottili certe notti. Il 25 marzo 2025, Giappone–Arabia Saudita 0-0: altro segnale, perché quando il gol non arriva, la squadra non perde struttura e non si disunisce. E poi la già citata Australia–Giappone 1-0 del 5 giugno 2025, decisa al 90': una ferita piccola ma utile, perché mette in evidenza che anche una squadra dominante può pagare un singolo dettaglio nei finali.

C’è un dato che lega tutto: la capacità di vincere anche fuori casa senza cambiare pelle. A Riffa (0-5 al Baréin), a Yeda (0-2 all’Arabia Saudita), a Yakarta (0-4 all’Indonesia), in Cina (1-3). Sono vittorie che non sembrano “spedizioni”, ma esibizioni di controllo: segnare e spegnere, colpire e proteggersi.

Infine, un dettaglio che pesa sul racconto: nella Seconda ronda appare una vittoria “assegnata” contro la Corea del Nord (0:3). È un’anomalia che non altera il giudizio tecnico, ma ricorda che le qualificazioni non sono solo campo: sono calendario, logistica, gestione degli imprevisti. E il Giappone, anche lì, ha continuato a camminare dritto.

Tabella 1 Partite del Giappone nelle qualificazioni AFC

Data Ronda o Giornata Rival Condizione Risultato Marcatori Sede
16 novembre 2023 Gruppo B Birmania Casa 5:0 Ueda 11', 45+4', 50'; Kamada 28'; Dōan 86' Stadio Panasonic Suita, Suita
21 novembre 2023 Gruppo B Siria Trasferta 0:5 Kubo 32'; Ueda 37', 40'; Sugawara 47'; Hosoya 82' Stadio Príncipe Abdullah al-Faisal, Yeda
21 marzo 2024 Gruppo B Corea del Nord Casa 1:0 Tanaka 2' Stadio Nacional, Tokio
26 marzo 2024 Gruppo B Corea del Nord Trasferta 0:3 Vittoria assegnata dopo cancellazione Pionyang
6 giugno 2024 Gruppo B Birmania Trasferta 0:5 Nakamura 17', 90+3'; Dōan 37'; Ogawa 75', 83' Stadio Thuwunna, Rangún
11 giugno 2024 Gruppo B Siria Casa 5:0 Ueda 13'; Dōan 19'; Krouma 21' aut.; Sōma 73' rig.; Minamino 85' Edion Peace Wing Hiroshima, Hiroshima
5 settembre 2024 1 Cina Casa 7-0 Endō 12'; Mitoma 45+2'; Minamino 52', 58'; Ito 77'; Maeda 87'; Kubo 90+5' Stadio Saitama 2002, Saitama
10 settembre 2024 2 Baréin Trasferta 0-5 Ueda 37' rig., 47'; Morita 61', 64'; Ogawa 81' Stadio Nacional, Riffa
10 ottobre 2024 3 Arabia Saudita Trasferta 0-2 Kamada 14'; Ogawa 81' Ciudad Deportiva del Rey Abdalá, Yeda
15 ottobre 2024 4 Australia Casa 1-1 Burgess aut. 76'; Taniguchi aut. 58' Stadio Saitama 2002, Saitama
15 novembre 2024 5 Indonesia Trasferta 0-4 Hubner aut. 35'; Minamino 40'; Morita 49'; Sugawara 69' Stadio Gelora Bung Karno, Yakarta
19 novembre 2024 6 Cina Trasferta 1-3 Ogawa 39', 54'; Itakura 45+6' Stadio Xiamen Egret, Xiamen
20 marzo 2025 7 Baréin Casa 2-0 Kamada 66'; Kubo 87' Stadio Saitama 2002, Saitama
25 marzo 2025 8 Arabia Saudita Casa 0-0 Stadio Saitama 2002, Saitama
5 giugno 2025 9 Australia Trasferta 1-0 Behich 90' Stadio de Perth, Perth
10 giugno 2025 10 Indonesia Casa 6-0 Kamada 15', 45+6'; Kubo 19'; Morishita 55'; Machino 58'; Hosoya 80' Stadio Panasonic Suita, Suita

Tabella 2 Classifica completa Seconda ronda AFC, Gruppo B

Pos Squadra Pts PJ V N P GF GS Diff
1 Giappone 18 6 6 0 0 24 0 +24
2 Corea del Nord 9 6 3 0 3 11 7 +4
3 Siria 7 6 2 1 3 9 12 -3
4 Birmania 1 6 0 1 5 3 28 -25

Tabella 3 Classifica completa Terza ronda AFC, Gruppo C

Pos Squadra Pts PJ V N P GF GS Diff
1 Giappone 23 10 7 2 1 30 3 +27
2 Australia 19 10 5 4 1 16 7 +9
3 Arabia Saudita 13 10 3 4 3 7 8 -1
4 Indonesia 12 10 3 3 4 9 20 -11
5 Cina 9 10 3 0 7 7 20 -13
6 Baréin 6 10 1 3 6 5 16 -11

La lettura della classifica della Terza ronda è semplice e, proprio per questo, pesante: il Giappone ha quattro punti di margine sull’Australia (23 contro 19) e una differenza reti che stacca il gruppo in due categorie (+27 contro +9). È un vantaggio che non nasce da una singola giornata, ma dalla somma di tante partite “risolte” prima del minuto 70, o comunque incanalate in una gestione che riduce il caos.

Se si segmenta il percorso con numeri spicci, emergono due profili. Primo: le goleade. Solo nella Terza ronda ci sono quattro vittorie con almeno quattro gol di scarto: 7-0 alla Cina, 0-5 al Baréin, 0-4 in Indonesia, 6-0 all’Indonesia. Secondo: i margini stretti. Il Giappone ha anche vinto 1-0 (contro la Corea del Nord) e 2-0 (contro l’Arabia Saudita e contro il Baréin in casa), e ha pareggiato 1-1 e 0-0. In altre parole: sa vincere quando la partita è larga, e sa non perdere quando la partita è chiusa.

C’è poi il tema casa-trasferta. In casa, la Terza ronda racconta un Giappone spesso “spietato”: 7-0, 1-1, 2-0, 0-0, 6-0. In trasferta, la squadra non scende di livello: 0-5, 0-2, 0-4, 1-3, e l’unico 1-0 subito a Perth. Il dato più interessante non è la quantità di punti, ma la ripetizione di clean sheet o quasi: l’idea che fuori casa il Giappone sappia congelare l’ambiente.

In sintesi: il cammino non è un collage di partite, è una sequenza coerente. Quando serve, accelera; quando non si può accelerare, non si scompone. E nel mezzo, un solo allarme vero: quel minuto 90 a Perth, che vale più come lezione che come condanna.

Come gioca

Il Giappone dei risultati non è una selezione “romantica”: è una squadra che cerca di vincere togliendo ossigeno. Lo si vede dalla combinazione più rara nel calcio delle nazionali: produzione offensiva altissima e concessioni quasi nulle. Nella Seconda ronda il dato è estremo (24 fatti, 0 subiti), nella Terza si conferma con una scala più realistica (30 fatti, 3 subiti). È la fotografia di una squadra che, anche quando segna molto, continua a difendere come se stesse sullo 0-0.

L’identità offensiva si intuisce dai punteggi e dalla distribuzione dei gol nei marcatori riportati: non è un attacco “a senso unico”. Ueda compare come terminale pesante nella Seconda ronda, con molte reti concentrate; ma nella Terza emergono con continuità Kamada e Kubo, e c’è una lista lunga di contributi: Mitoma, Minamino, Morita, Ogawa, Ito, Maeda, Hosoya, Itakura, Sugawara. Questa varietà racconta due cose: la squadra crea occasioni per più uomini e non dipende da un unico giorno di grazia. E quando segnano anche i difensori o arrivano autoreti forzate, spesso è perché la pressione porta l’avversario a sbagliare.

Il ritmo delle partite, sempre leggibile dai risultati, suggerisce un Giappone che ama decidere presto. Ci sono gol molto anticipati (Tanaka al 2' contro la Corea del Nord; Endō al 12' contro la Cina; Kamada al 14' in Arabia Saudita). Segnare presto, per una nazionale, significa poter gestire: abbassare il rischio, scegliere quando alzare e quando rallentare. Le goleade sono spesso figlie di questo: un primo colpo, poi l’allargamento progressivo.

Ma c’è anche un Giappone che sa stare dentro una partita “bassa”. Il doppio segnale è chiarissimo: 0-0 contro l’Arabia Saudita e 1-1 contro l’Australia. Due partite in cui il tabellone non ha dato ragione alla superiorità numerica del percorso, ma in cui la squadra non ha perso il filo. Questo è un tratto da grande torneo: quando la partita non si apre, la domanda non è “quanti ne fai”, ma “quanto resti stabile”.

Le vulnerabilità, nei dati, sono poche ma nitide. La sconfitta a Perth arriva al 90': un indizio che i finali possono diventare una zona di rischio se la partita resta in bilico. Il pareggio con l’Australia è segnato da due autoreti, una per parte: altra indicazione che, contro avversari di pari livello, i dettagli e gli episodi contano più che contro le squadre che il Giappone travolge. E quindi il punto non è “il Giappone subisce”: il punto è che, quando non chiude la gara prima, la gara può cercare un varco.

Infine, la cifra più “da performance analyst” è la differenza reti complessiva dei due blocchi: +24 nella Seconda ronda e +27 nella Terza. Non è solo un numero estetico: è il segno di una squadra che, a parità di calendario, ha trasformato le partite in un vantaggio strutturale. In un Mondiale, dove tre gare possono girare su un singolo gol, arrivare con questa abitudine a dominare i margini è già un vantaggio psicologico e operativo.

Il Gruppo nel Mondiale

Il Mondiale propone al Giappone il Gruppo F con un calendario che alterna subito un termometro alto e poi due partite da gestire con intelligenza. La prima è una sfida di prestigio e di contenuto: Paesi Bassi–Giappone il 14 giugno 2026 a Dallas. Poi arriva Túnez–Giappone il 20 giugno 2026 a Monterrey, una gara che chiede concretezza. La terza è Giappone–Rival por definirse, saldrá del play-off UEFA Ruta B: Ucrania, Svezia, Polonia o Albania, il 25 giugno 2026 a Kansas City: un incastro che può diventare decisivo, perché chiudere il girone in casa con un avversario europeo definito dai play-off porta sempre un’energia particolare e un tipo di partita spesso più tattico.

La sensazione è che il gruppo chieda al Giappone di saper cambiare marcia senza cambiare idea. Contro i Paesi Bassi si misura la qualità nella partita “aperta ma dura”: una gara in cui non basta fare bene, bisogna anche saper soffrire nei momenti in cui l’altro prende campo. Contro la Tunisia, invece, la richiesta tipica è evitare che la gara diventi un corpo a corpo di episodi: qui il Giappone dovrà portare il match sul suo terreno, quello della continuità e della pazienza. Contro il rivale europeo dei play-off, infine, la parola chiave è lucidità: è una partita che può arrivare con calcoli di classifica sulle spalle, e quindi richiede disciplina emotiva.

C’è un vantaggio narrativo e tecnico che emerge dai dati delle qualificazioni: il Giappone ha dimostrato di saper giocare gare a punteggio corto (1-0, 2-0, 0-0) senza sbriciolarsi. Questo è fondamentale in un girone mondiale, dove non sempre hai il lusso di segnare quattro o cinque reti. Allo stesso tempo, il Giappone ha dimostrato di poter “strappare” la partita quando trova il primo gol: 7-0 alla Cina e 6-0 all’Indonesia sono l’esempio di come la squadra, se vede una crepa, la allarghi fino a farla diventare autostrada.

Il nodo più delicato, guardando la sola evidenza numerica, è la gestione dei finali quando la gara resta in bilico: Perth, 90'. Non perché si possa trasferire automaticamente quel minuto al Mondiale, ma perché quel tipo di episodio è la moneta del torneo. E allora il Giappone dovrà ricordare che la sua forza non è solo segnare tanto: è chiudere le porte, anche quando la partita sembra già sotto controllo.

Tabella 4 Calendario del Giappone nel Gruppo F

Data Stadio Città Rival
14 giugno 2026 AT&T Stadium Dallas Paesi Bassi
20 giugno 2026 Stadio BBVA Monterrey Tunisia
25 giugno 2026 Arrowhead Stadium Kansas City Rival por definirse, saldrá del play-off UEFA Ruta B: Ucrania, Svezia, Polonia o Albania

Partita per partita, con pronostico in lingua semplice e senza trucchi.

Paesi Bassi–Giappone, 14 giugno 2026: partita da misuratore. Il Giappone arriva con l’abitudine a dominare i margini (3 gol subiti in 10 gare nella Terza ronda), e questa abitudine vale oro quando il livello si alza. Il copione più sensato è una gara in cui il Giappone cercherà di non concedere transizioni “sporche” e di restare dentro il match anche se non lo comanda sempre. Pronostico: pareggio.

Tunisia–Giappone, 20 giugno 2026: gara da punti. Qui la chiave, per il Giappone, è evitare che i minuti scorrano senza creare vantaggio. Nelle qualificazioni ha spesso segnato presto e poi ha dilatato: se trova un gol nei primi tempi, ha dimostrato di saper far diventare la partita una gestione controllata. Pronostico: vince Giappone.

Giappone–Rival por definirse, saldrá del play-off UEFA Ruta B: Ucrania, Svezia, Polonia o Albania, 25 giugno 2026: partita potenzialmente decisiva. Non è utile incollare etichette all’avversario “per definizione”, perché i play-off cambiano volto e contesto. Il Giappone però ha un dato che può portarsi dietro: sa giocare gare di margine, e sa anche accelerare se il match si apre. Pronostico: vince Giappone.

Per chiudere, alcune chiavi di qualificazione al prossimo turno, dal punto di vista operativo del Giappone:

  • Proteggere il punteggio nei finali: l’episodio del 5 giugno 2025 a Perth è un promemoria netto.
  • Cercare il primo gol senza ansia: quando arriva presto, il Giappone trasforma spesso la partita in un flusso unidirezionale.
  • Gestire le gare “bloccate” senza perdere struttura: 0-0 e 1-1 nelle qualificazioni mostrano che la squadra ha già vissuto quel tipo di serata.
  • Valorizzare la pluralità dei marcatori: se segnano in tanti, il piano partita regge anche quando un singolo non è al top.

Opinione editoriale

Il Giappone si presenta con un curriculum che non chiede interpretazioni poetiche: chiede rispetto. Trenta gol fatti e tre subiti nella Terza ronda non sono un capriccio del calendario, sono un modo di stare al mondo: controllare, colpire, non concedere. È la versione più affidabile di una nazionale moderna, quella che non vive di una partita ispirata ma di una serie lunga di partite “giuste”.

Eppure, proprio perché la squadra è così solida, il rischio è sottile: pensare che la solidità basti. Il Mondiale non premia solo chi è migliore; premia chi gestisce il dettaglio quando il margine è minimo, quando il gol non arriva subito, quando l’inerzia ti sfugge per due minuti. Lì non serve cambiare identità: serve renderla ancora più precisa.

Il mio punto è questo: il Giappone ha già fatto il lavoro difficile, cioè costruire un’abitudine alla superiorità senza perdere ordine. Adesso deve fare il lavoro invisibile, quello che non si celebra con i 7-0: imparare a chiudere le partite in cui il tabellone resta sospeso. In un girone mondiale, non sempre avrai spazi per dilagare; spesso avrai un 1-0 da proteggere o uno 0-0 da non trasformare in ansia.

La scena da tenere nella mente è concreta, con data e minuto: 5 giugno 2025, Australia–Giappone, Behich al 90' per l’1-0. Non come condanna, ma come promemoria. Se il Giappone saprà trasformare quel finale in una regola interna — attenzione fino all’ultimo pallone — allora i numeri delle qualificazioni smetteranno di essere solo un biglietto da visita e diventeranno una promessa credibile anche quando il torneo entra nel territorio dove basta un episodio per cambiare tutto.