Colombia - Grupo K

Colombia  Un biglietto preso con mestiere, e un Mondiale da giocare con il coltello tra i denti

Colombia 🇨🇴🔥 Un biglietto preso con mestiere, e un Mondiale da giocare con il coltello tra i denti

La Tricolor arriva al 2026 dopo un cammino solido e pieno di dettagli decisivi: equilibrio, gol pesanti e una identità che si vede nei numeri.

Introduzione

Barranquilla non perdona: ti chiede ritmo, personalità e una certa faccia tosta. Colombia ha fatto del Metropolitano una stanza degli specchi dove gli avversari finiscono per guardarsi addosso più del dovuto, mentre lei — senza troppe pose — accumula punti e conferme. Non è un racconto fatto di fuochi d’artificio continui: è un romanzo di capitoli corti, spesso tirati, ma con un filo conduttore chiaro. E quando serve, sa cambiare passo.

Il percorso non è stato una linea retta. C’è stato il gusto del colpo grosso, come quando Brasil è caduto a Barranquilla, e c’è stata la frustrazione di partite che sembravano in mano e invece hanno chiesto il conto nel finale. Colombia ha dovuto convivere con la doppia faccia del suo calcio: un lato pragmatico, che non si rompe; e un lato emotivo, che a tratti la espone. Proprio lì, tra controllo e vertigine, si è costruita la qualificazione.

Se si atterra sui dati senza perdere il sapore della storia, il quadro è pulito: terzo posto in classifica con 28 punti in 18 partite, 28 gol fatti e 18 subiti, differenza reti +10. Non è un bottino che grida dominio, ma suggerisce una virtù rara nelle qualificazioni sudamericane: la capacità di restare dentro le partite e di sommare anche quando non brilli. Sette vittorie, sette pareggi, quattro sconfitte: un profilo da squadra che sa “non perdere” e, quando trova l’episodio, sa anche “vincere”.

Le svolte, però, hanno una data e un avversario. Il 16 novembre 2023 Colombia batte Brasile 2-1 a Barranquilla: va sotto al 4’, non si scompone e la ribalta con una doppietta di Luis Díaz tra il 75’ e il 79’. È un messaggio: non è solo una squadra ordinata, è anche una squadra capace di colpire in alto. Poi c’è il 10 settembre 2024: 2-1 all’Argentina, ancora in casa, con Mosquera e Rodríguez a firmare una partita di nervi e lucidità. E infine il 9 settembre 2025, a Maturín: Venezuela-Colombia 3-6, una scorribanda da nove gol complessivi che chiude il ciclo con un’immagine forte, quasi definitiva: quando si apre il rubinetto, la Tricolor sa trasformare la partita in una corsa.

Eppure, dentro lo stesso album ci sono anche le foto che servono da avvertimento. Il 19 novembre 2024 Colombia perde 0-1 con l’Ecuador in casa, gol preso al 7’: una di quelle notti in cui il piano gara si incrina subito e il resto diventa inseguimento. Il 20 marzo 2025 cade 2-1 a Brasilia al 90+9’: segno che nei finali — in certe serate — la porta può diventare una tentazione e un rischio insieme. Non sono macchie casuali: sono punti di lavoro.

La Colombia che si presenta al Mondiale 2026, insomma, è una squadra adulta ma non definitiva. Una selezione che ha imparato a sopravvivere ai dettagli, ma che deve ancora dominarli sempre. E in un gruppo mondiale dove il calendario non aspetta, questa differenza conta.

Il percorso delle qualificazioni

In Sudamerica la strada è sempre in salita perché non esistono giornate comode: anche una trasferta che sulla carta sembra gestibile ti mette davanti altitudine, clima, contesto e un avversario che vive quel match come una finale. Colombia ha attraversato le 18 giornate con un passo da maratoneta: poche cadute rovinose, tante frazioni corse in controllo, qualche accelerazione che ha spostato l’inerzia della classifica.

La lettura della classifica è un esercizio utile perché racconta il tipo di qualificazione: Colombia chiude terza con 28 punti, ma dentro quel numero c’è un ingorgo da manuale. Uruguay ha gli stessi punti e la stessa differenza reti (+10); Brasile e Paraguay sono a 28, con differenze reti più basse (+7 e +4). Tradotto: Colombia non ha vinto “scappando via”, ha vinto “tenendo il punto” dentro un gruppo compattissimo. Il margine è stato nei dettagli: un gol in più qui, una partita non persa là, un pareggio trasformato in un mattone.

I gol raccontano un’identità doppia. 28 fatti sono tanti per una squadra da 7 vittorie: significa che quando vince spesso lo fa anche con scarto o, almeno, con capacità di fare due o tre gol. I 18 subiti, invece, non sono un numero da corazza totale, ma restano compatibili con una selezione che raramente esce dal match. Il +10 finale è il compromesso tra solidità e serate “aperte”.

Il cammino parte con un 1-0 al Venezuela il 7 settembre 2023: un risultato corto, ma subito significativo perché mette in banca tre punti e accende un nome ricorrente, Borré, autore del gol al 46’. Poi arrivano due 0-0 di fila, in casa del Cile (12 settembre 2023) e in Ecuador (17 ottobre 2023): due pareggi che sembrano prudenti, ma che in questo continente spesso valgono oro, perché ti danno continuità e ti insegnano a stare dentro le partite quando non hai campo e ritmo dalla tua.

Il vero salto emotivo è novembre 2023. Prima il 2-1 al Brasile (16 novembre) con la rimonta firmata da Luis Díaz: è una vittoria che pesa doppio, perché ti dà punti e ti dà un’immagine. Cinque giorni dopo, il 21 novembre, arriva lo 0-1 in Paraguay: partita tipica da qualificazioni, decisa da un rigore di Borré all’11’. Qui Colombia mostra una qualità da selezione esperta: saper vincere anche senza far rumore.

Il 2024 porta un mix di conferme e scosse. L’1-1 in Perù (6 settembre) è il classico pareggio che non ti esalta ma non ti ferisce: Díaz segna all’82’ e salva la giornata. Poi la vittoria sull’Argentina (10 settembre) aggiunge un’altra perla al collier: Mosquera al 25’, Rodríguez su rigore al 60’, gestione e sofferenza. Ma ottobre 2024 presenta anche la caduta a El Alto contro la Bolivia (10 ottobre), 1-0: una sconfitta che in Sudamerica spesso ha una componente ambientale e una componente mentale, e che ti ricorda che ogni trasferta è una trappola.

La reazione, però, è da squadra con nervi: il 15 ottobre 2024 arriva un 4-0 al Cile a Barranquilla, con quattro marcatori diversi (D. Sánchez, Díaz, Durán, Sinisterra). È un dettaglio enorme: quando una nazionale segna con più uomini, significa che non vive solo di un colpo singolo, ma può produrre da più zone e con più interpreti. Il mese seguente, però, due episodi indicano le crepe: il 15 novembre 2024 perde 3-2 in Uruguay, con un’autorete al 57’ e un gol al 90+11’ che fa male; e il 19 novembre 2024 cade 0-1 in casa con l’Ecuador, gol preso al 7’. Due partite che dicono la stessa cosa in due modi diversi: Colombia non è fragile per 90 minuti, ma può pagare caro un segmento.

Il 2025 è il capitolo della gestione. In marzo perde 2-1 in Brasile prendendo il gol decisivo al 90+9’ (20 marzo), poi pareggia 2-2 col Paraguay (25 marzo) dopo essere andata 2-0 nei primi 13 minuti: un’altra indicazione di quanto i vantaggi vadano protetti con lucidità. In giugno arriva lo 0-0 col Perù (6 giugno) e l’1-1 in Argentina (10 giugno), con Díaz a segno al 24’. E a settembre la chiusura è potente: 3-0 alla Bolivia (4 settembre) e 6-3 in Venezuela (9 settembre), con una raffica di gol che mette il timbro finale.

Scomponendo i numeri casa-fuori con i dati disponibili: in casa Colombia gioca 9 partite, con 5 vittorie, 3 pareggi e 1 sconfitta, segnando 16 gol e subendone 6. Fuori casa gioca 9 partite con 2 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte, segnando 12 gol e subendone 12. È una differenza netta: Barranquilla come base di punti e di solidità; la trasferta come territorio dove la squadra spesso resta in partita ma non sempre riesce a girare l’inerzia.

Un altro taglio utile è quello dei risultati “stretti”. Colombia vince 1-0 due volte (Venezuela e Paraguay) e perde 1-0 una volta (Bolivia). Aggiunge diversi pareggi: 0-0 con Cile, Ecuador e Perù; 1-1 con Perù e Argentina; 2-2 con Uruguay e Paraguay. Il profilo è chiaro: molte gare passano per episodi e gestione dei momenti, più che per dominio costante. Quando invece la partita si apre, Colombia sa anche andare oltre il minimo: 4-0 al Cile, 3-0 alla Bolivia, 6-3 al Venezuela.

Tabella 1 Partite di Colombia nelle Eliminatorias CONMEBOL

Data Giornata Avversario Condizione Risultato Marcatori Sede
7 settembre 2023 1 Venezuela Casa 1:0 Borré 46' Stadio Metropolitano, Barranquilla
12 settembre 2023 2 Cile Trasferta 0:0 Stadio Monumental, Santiago
12 ottobre 2023 3 Uruguay Casa 2:2 Rodríguez 35', Uribe 52' Stadio Metropolitano, Barranquilla
17 ottobre 2023 4 Ecuador Trasferta 0:0 Stadio Rodrigo Paz Delgado, Quito
16 novembre 2023 5 Brasile Casa 2:1 Díaz 75', 79' Stadio Metropolitano, Barranquilla
21 novembre 2023 6 Paraguay Trasferta 0:1 Borré 11' Stadio Defensores del Chaco, Asunción
6 settembre 2024 7 Perù Trasferta 1:1 Díaz 82' Stadio Nacional, Lima
10 settembre 2024 8 Argentina Casa 2:1 Mosquera 25', Rodríguez 60' Stadio Metropolitano, Barranquilla
10 ottobre 2024 9 Bolivia Trasferta 1:0 Stadio Municipal, El Alto
15 ottobre 2024 10 Cile Casa 4:0 D. Sánchez 34', Díaz 52', Durán 82', Sinisterra 90+3' Stadio Metropolitano, Barranquilla
15 novembre 2024 11 Uruguay Trasferta 3:2 Quintero 31', Gómez 90+6' Stadio Centenario, Montevideo
19 novembre 2024 12 Ecuador Casa 0:1 Stadio Metropolitano, Barranquilla
20 marzo 2025 13 Brasile Trasferta 2:1 Díaz 41' Stadio Mané Garrincha, Brasilia
25 marzo 2025 14 Paraguay Casa 2:2 Díaz 1', Durán 13' Stadio Metropolitano, Barranquilla
6 giugno 2025 15 Perù Casa 0:0 Stadio Metropolitano, Barranquilla
10 giugno 2025 16 Argentina Trasferta 1:1 Díaz 24' Stadio Monumental, Buenos Aires
4 settembre 2025 17 Bolivia Casa 3:0 Rodríguez 31', Córdoba 74', Quintero 83' Stadio Metropolitano, Barranquilla
9 settembre 2025 18 Venezuela Trasferta 3:6 Mina 10', Suárez 42', 50', 59', 67', Córdoba 78' Stadio Monumental, Maturín

Tabella 2 Classifica finale Eliminatorias CONMEBOL

Pos Selezione Pts PJ PG PE PP GF GS Diff
1 Argentina 38 18 12 2 4 31 10 21
2 Ecuador 29 18 8 8 2 14 5 9
3 Colombia 28 18 7 7 4 28 18 10
4 Uruguay 28 18 7 7 4 22 12 10
5 Brasile 28 18 8 4 6 24 17 7
6 Paraguay 28 18 7 7 4 14 10 4
7 Bolivia 20 18 6 2 10 17 35 -18
8 Venezuela 18 18 4 6 8 18 28 -10
9 Perù 12 18 2 6 10 6 21 -15
10 Cile 11 18 2 5 11 9 27 -18

Dentro questa fotografia, la Colombia si vede bene anche per contrasto. Ecuador, davanti, costruisce un percorso da “partite bloccate” con pochissimi gol subiti (5), mentre Argentina stacca tutti. Subito dietro, la densità è totale: Uruguay ha meno gol fatti e meno subiti (22-12), Brasile ha più vittorie ma anche più sconfitte, Paraguay ha numeri offensivi molto più bassi. Colombia sta nel mezzo con un equilibrio particolare: produce abbastanza da non vivere di 1-0, ma non è impermeabile come chi punta soprattutto sul controllo.

Come gioca

I numeri suggeriscono una Colombia che cerca due cose: non concedere troppo e arrivare comunque al gol con continuità. 28 gol in 18 partite significano 1,56 gol a gara: una media da squadra che crea, non da squadra che aspetta e basta. Allo stesso tempo 18 gol subiti (1,00 a gara) raccontano un equilibrio discreto: non è un fortino assoluto, ma nemmeno una nazionale che va in frantumi appena la partita cambia forma.

Il tratto più evidente è la gestione delle gare a punteggio basso. I tre 0-0 (Cile fuori, Ecuador fuori, Perù in casa) e i pareggi 1-1 (Perù fuori, Argentina fuori) parlano di un sistema emotivo stabile: Colombia sa proteggere il pareggio quando la partita non si apre. Questo non è spettacolare, ma è “qualificante”: in un torneo lungo, quei punti tengono in vita, e spesso fanno la differenza tra una corsa tranquilla e una corsa ansiosa.

Poi c’è l’altra faccia: quando trova ritmo e campo, Colombia sa essere travolgente. Il 4-0 al Cile e il 3-0 alla Bolivia in casa sono vittorie senza discussione, ma soprattutto il 6-3 in Venezuela è un manifesto di capacità offensiva in sequenza: segnare sei gol fuori casa non è solo un picco, è un segnale di come la squadra sappia trasformare una partita in una serie di ondate. In quella gara, tra il 42’ e il 67’ arrivano quattro gol di Suárez: un’indicazione chiara su cosa succede quando un attaccante entra in giornata e la squadra riesce a servirlo in continuità.

Anche il reparto marcatori, per quello che emerge dai tabellini, racconta una Colombia non monocorde. Luis Díaz compare in momenti pesanti: doppietta al Brasile, gol in Perù, rigore non c’è ma gol contro Argentina non di lui; segna anche al Brasile in trasferta e all’Argentina in trasferta. Rodríguez è un altro nome strutturale: gol contro Uruguay, rigore contro Argentina, gol contro Bolivia. Poi spuntano Durán, Sinisterra, Córdoba, Quintero, Mina, Mosquera, Uribe, Gómez, Borré, e persino un’autorete che pesa in Uruguay. La lista è lunga: non significa che la squadra non abbia leader offensivi, significa che ha vie multiple per arrivare al gol.

Le vulnerabilità, invece, hanno due forme precise. La prima è la gestione del vantaggio: il 2-2 con il Paraguay dopo il 2-0 nei primi 13 minuti è un campanello che non si può ignorare. La seconda è la concentrazione nei segmenti estremi: gol preso al 7’ contro l’Ecuador in casa, gol preso al 90+9’ in Brasile, gol preso al 90+11’ in Uruguay. Tre momenti diversi, stessa sostanza: nelle gare ad alta tensione, il tempo non è un alleato automatico. Serve qualità, ma serve anche freddezza nei dettagli.

C’è infine un dato che sembra piccolo e invece spiega molto: la differenza casa-trasferta. In casa, 16 fatti e 6 subiti in 9 partite; fuori, 12 fatti e 12 subiti. Colombia fuori casa segna comunque (non è sterile), ma concede di più e spesso non riesce a trasformare la prestazione in vittoria. Per un Mondiale che si gioca su campo neutro e in stadi che non sono Barranquilla, questo diventa un punto chiave: portare con sé la solidità “da casa” anche lontano dal proprio habitat.

Il gruppo al Mondiale

Il Mondiale 2026 mette Colombia nel Gruppo K e le disegna un calendario che alterna subito una prova di adattamento, poi un match da gestire con intelligenza, e infine una sfida di alta esposizione. Tre partite, tre ambienti, tre esigenze: partire bene, non regalare nulla, e arrivare al terzo turno con ancora margine in tasca.

La prima partita è il 17 giugno 2026: Uzbekistan-Colombia allo Stadio Azteca, a Città del Messico. L’esordio in un Mondiale è sempre un esame doppio: non giochi solo contro l’avversario, giochi contro l’ansia di sbagliare. E in uno stadio come l’Azteca, la partita può chiedere subito disciplina. Qui Colombia, per come ha mostrato di saper pareggiare e di saper vincere di misura, ha un profilo adatto: è una selezione che non ha bisogno di segnare tre gol per sentirsi viva.

La seconda è il 23 giugno 2026, Colombia contro un avversario da definire: Rival por definirse, saldrá del repechaje internacional Llave A: Nueva Caledonia, Jamaica o República Democrática del Congo. Si gioca allo Stadio Chivas, a Guadalajara. Questo tipo di partita è spesso una trappola psicologica: ti senti chiamato a “fare” la gara, e rischi di farti prendere dalla fretta. Colombia, che ha già mostrato di soffrire quando prende gol presto (Ecuador a Barranquilla al 7’), dovrà curare l’inizio: niente regali, niente ansia. Prima stabilire controllo, poi cercare il colpo.

La terza è il 27 giugno 2026: Colombia-Portogallo all’Hard Rock Stadium di Miami. Qui il livello dell’attenzione deve salire di un piano. Contro avversari che sanno punire errori e finali, Colombia dovrà ricordarsi di ciò che le eliminatorie le hanno insegnato con durezza: i minuti di recupero non sono minuti “extra”, sono minuti decisivi. Se arrivi al 85’ in equilibrio, devi saper leggere la partita senza farti trascinare dall’impulso.

Tabella Calendario di Colombia nel Gruppo K

Data Stadio Città Avversario
17 giugno 2026 Stadio Azteca Ciudad de México Uzbekistan
23 giugno 2026 Stadio Chivas Guadalajara Rival por definirse, saldrá del repechaje internacional Llave A: Nueva Caledonia, Jamaica o República Democrática del Congo.
27 giugno 2026 Hard Rock Stadium Miami Portogallo

Partita 1, Uzbekistan-Colombia: il copione più plausibile è una gara da studio, dove contano le seconde palle e le scelte semplici. Colombia, per storia recente di qualificazioni, sa vivere anche di 0-0 e 1-1, ma in un girone mondiale l’obiettivo è trasformare il controllo in punti. Pronostico: empate. Una partita da non perdere, con possibilità di vincerla se arriva l’episodio.

Partita 2, Colombia contro Rival por definirse, saldrá del repechaje internacional Llave A: Nueva Caledonia, Jamaica o República Democrática del Congo.: qui Colombia deve provare a imporre condizioni senza farsi divorare dalla necessità. Il modo migliore, guardando i suoi numeri, è segnare una volta e poi restare dentro la partita: la Colombia dei 1-0 a Venezuela e Paraguay sa come si fa. Ma ha anche la Colombia del 4-0 al Cile, se si apre il varco. Pronostico: gana Colombia. Con una nota: inizio pulito, niente gol evitabili.

Partita 3, Colombia-Portogallo: se arrivi qui con 4 punti, il match cambia faccia; se arrivi con 2 o 3, diventa una partita di nervi. Colombia ha dimostrato di poter battere giganti (Brasile e Argentina), ma ha anche pagato finali dolorosi. In un confronto ad alta precisione, la chiave sarà non trasformare la gara in un elastico. Pronostico: empate. Perché il profilo della Colombia è quello di una squadra che sa reggere, e perché il pareggio può essere un risultato “strategico” a seconda della classifica.

Chiavi di qualificazione dal gruppo

  • Partire senza ansia: il debutto non va trasformato in un assalto disordinato.
  • Curare i primi 15 minuti del secondo match: evitare lo scenario “gol subito e rincorsa”.
  • Gestire i finali come fossero inizi: le eliminatorie hanno già mostrato quanto contino i minuti 90+.
  • Portare in campo più fonti di gol: la lista marcatori delle qualificazioni è un vantaggio da proteggere.
  • Ridurre i passaggi a vuoto emotivi: soprattutto quando si è in vantaggio.

Opinione editorial

Colombia arriva al Mondiale con una qualità che spesso vale più dei titoli: la credibilità. Non è una nazionale che vive di promesse, ma di prove: ha battuto Brasile e Argentina, ha retto trasferte complicate, ha segnato tanto e con tanti uomini. È una squadra che sa essere adulta, e questo — in un girone da tre partite — è una valuta forte.

Però la credibilità non basta se non la trasformi in controllo nei momenti chiave. Le eliminatorie le hanno lasciato un messaggio scritto in grande, quasi crudele: i minuti di recupero non sono un dettaglio, sono una fase di gioco. Quando prendi un gol al 90+9’ a Brasilia o al 90+11’ a Montevideo, non è sfortuna: è una lezione. E al Mondiale, quella lezione torna sempre a chiedere interessi.

La Tricolor ha tutto per essere una squadra fastidiosa da affrontare: sa stare bassa senza perdersi, sa risalire con pazienza, e quando l’attaccante entra nel tunnel giusto — come Suárez a Maturín — può trasformare una partita in un racconto a senso unico. Ma il Mondiale è anche il torneo dei “se”: se ti fai prendere dalla fretta, se ti sfilaccia la testa, se confondi intensità con disordine.

L’avvertimento più concreto non viene da una partita persa male, ma da una partita pareggiata male: Colombia-Paraguay 2-2 del 25 marzo 2025, con doppio vantaggio nei primi 13 minuti e rimonta subita. In quel match c’è la cartolina del rischio mondiale: quando sei avanti, la partita non è finita, anzi comincia davvero. Se Colombia saprà trasformare quel ricordo in disciplina, allora il Gruppo K non sarà solo un passaggio: sarà un palcoscenico.