Argentina - Grupo J

Argentina  Il filo che taglia le Ande e arriva al Mondiale

Argentina 🇦🇷🔥 Il filo che taglia le Ande e arriva al Mondiale

Una qualificazione con numeri da capolista, ferite utili e un gruppo che chiede lucidità

Introduzione

C’è un modo molto argentino di vincere: far sembrare semplice ciò che, in Sudamerica, semplice non è mai. Campi che cambiano pelle, altitudini che rubano ossigeno, notti in cui il pallone pesa come piombo e l’avversario ti morde la caviglia. In mezzo a tutto questo, l’Argentina ha attraversato le Eliminatorie come una squadra che conosce la strada: non sempre elegante, non sempre lineare, ma quasi sempre padrona del proprio copione.

La narrazione, però, non è fatta solo di trionfi: è fatta di scossoni. Di partite che ti ricordano che nessuno è intoccabile, nemmeno chi parte con il cartello “favorito” appeso al petto. L’Albiceleste ha messo insieme vittorie pesanti e qualche inciampo che, a ben guardare, ha inciso più sulla percezione che sulla classifica. E questo è un dettaglio: perché nelle qualificazioni sudamericane conta la continuità, non la poesia.

Poi ci sono le immagini che restano: il Monumental che si accende su un gol tardivo, la pazienza in trasferta, la capacità di non farsi trascinare nel caos. E soprattutto la sensazione di una squadra che sa dove vuole arrivare: a volte controllando, a volte colpendo, a volte stringendo i denti.

I numeri “atterrano” il racconto con la forza delle cose che non si discutono: primo posto con 38 punti in 18 partite, 31 gol fatti e 10 subiti, differenza reti +21. Una produzione offensiva alta e una fase difensiva che, per lunghi tratti, ha funzionato come un reparto: compatta, selettiva, difficile da scardinare.

Nel percorso ci sono stati momenti-bisagra che hanno fatto da svolta emotiva e tecnica. Il 16 novembre 2023, Argentina-Uruguay 0-2: una sconfitta in casa che ha rotto l’abitudine al controllo e ha acceso l’allarme su alcune transizioni. Il 21 novembre 2023, Brasile-Argentina 0-1 al Maracanã: risposta immediata, con un gol di Otamendi che ha avuto il suono di uno schiaffo messo a posto. E poi il 25 marzo 2025, Argentina-Brasile 4-1: una partita-manifesto, non solo per il punteggio, ma per come l’Argentina ha trasformato una sfida storica in un esercizio di precisione.

Il percorso delle qualificazioni

Il formato CONMEBOL è una maratona senza corsie preferenziali: dieci nazionali in un girone unico, partite di andata e ritorno, 18 giornate in cui la classifica si costruisce più con la capacità di non perdere che con le fiammate occasionali. Per l’Argentina, il percorso è stato quello di una capolista che ha saputo mettere fieno in cascina presto, e poi gestire la pressione dei mesi successivi con una logica da squadra matura.

La lettura della classifica è netta: Argentina prima con 38 punti. Dietro, un gruppo compatto che dice molto sull’equilibrio della zona: Ecuador secondo a 29, poi Colombia, Uruguay, Brasile e Paraguay tutti a 28. Tradotto: l’Argentina ha fatto un campionato “a parte”, costruendo un margine che non è frutto di una singola striscia, ma di una continuità fatta di vittorie corte e colpi esterni. E soprattutto: 10 gol subiti in 18 partite, un dato che in CONMEBOL vale quasi come un passaporto timbrato.

Le Eliminatorie dell’Argentina partono con un dettaglio simbolico: un 1-0 contro l’Ecuador, il 7 settembre 2023, deciso da Messi al 78’. Non è una goleada, è un segnale. Una squadra che, quando il match resta in equilibrio, sa aspettare il momento e poi colpire. Quella stessa logica si ripete spesso: partita controllata, episodio, gestione. E subito dopo, il 12 settembre 2023, Bolivia-Argentina 0-3 a La Paz: trasferta che di solito impone compromessi, risolta invece con autorità e tre marcatori diversi (Fernández, Tagliafico, González).

La fase centrale del cammino alterna conferme e avvertimenti. Il 12 ottobre 2023, Argentina-Paraguay 1-0: altra vittoria corta, altro tassello nella collezione di clean sheet. Ma il 16 novembre 2023 arriva lo strappo: Uruguay vince 2-0 a Buenos Aires. Non è solo una partita persa: è un promemoria. L’Argentina, quando non trova subito il vantaggio, può finire in un match più fisico e più sporco di quanto vorrebbe. La reazione, però, è da squadra grande: il 21 novembre 2023 espugna il Maracanã, Brasile-Argentina 0-1, ancora con Otamendi protagonista. La sensazione è che l’Albiceleste sappia convivere anche con una notte in cui non domina, purché resti dentro il match.

Nel 2024 e nel 2025 il quadro si completa con un mix che racconta identità e adattamento. Ci sono partite in cui l’Argentina dilaga — il 15 ottobre 2024, Argentina-Bolivia 6-0, con Messi tripletta e sei marcatori complessivi — e partite in cui deve accettare un pareggio o una sconfitta di misura: Venezuela-Argentina 1-1 il 10 ottobre 2024, oppure Colombia-Argentina 2-1 il 10 settembre 2024. Anche il doppio confronto con Paraguay è istruttivo: vittoria 1-0 in casa (12 ottobre 2023), sconfitta 2-1 ad Asunción (14 novembre 2024). Segnale: l’Argentina è superiore, ma non è impermeabile alle partite in cui l’avversario riesce a trascinarla su un terreno di duelli e seconde palle.

E poi c’è l’atto finale, che aggiunge una nota interessante: Ecuador-Argentina 1-0 il 9 settembre 2025, con rigore di Valencia al 45+3’. Una sconfitta esterna di misura, arrivata in un match che si è deciso su un episodio. Non cambia la sostanza della campagna, ma ricorda che, anche con un rendimento da prima della classe, il margine in trasferta non è infinito: se concedi l’episodio, paghi.

Tabella 1

Data Giornata Avversario Condizione Risultato Marcatori Sede
7 settembre 2023 1 Ecuador Casa 1:0 Messi 78' Stadio Monumental, Buenos Aires
12 settembre 2023 2 Bolivia Trasferta 0:3 Fernández 31', Tagliafico 42', González 83' Stadio Hernando Siles, La Paz
12 ottobre 2023 3 Paraguay Casa 1:0 Otamendi 3' Stadio Monumental, Buenos Aires
17 ottobre 2023 4 Perù Trasferta 0:2 Messi 32', 42' Stadio Nacional, Lima
16 novembre 2023 5 Uruguay Casa 0:2 R. Araújo 41', Núñez 87' La Bombonera, Buenos Aires
21 novembre 2023 6 Brasile Trasferta 0:1 Otamendi 63' Stadio Maracaná, Río de Janeiro
5 settembre 2024 7 Cile Casa 3:0 Mac Allister 48', Álvarez 84', Dybala 90+1' Stadio Monumental, Buenos Aires
10 settembre 2024 8 Colombia Trasferta 2:1 Mosquera 25', Rodríguez 60' (rig.); González 48' Stadio Metropolitano, Barranquilla
10 ottobre 2024 9 Venezuela Trasferta 1:1 Rondón 65'; Otamendi 13' Stadio Monumental, Maturín
15 ottobre 2024 10 Bolivia Casa 6:0 Messi 19', 84', 86', La. Martínez 43', Álvarez 45+3', Almada 69' Stadio Monumental, Buenos Aires
14 novembre 2024 11 Paraguay Trasferta 2:1 Sanabria 19', Alderete 47'; La. Martínez 11' Stadio Defensores del Chaco, Asunción
19 novembre 2024 12 Perù Casa 1:0 La. Martínez 55' Stadio La Bombonera, Buenos Aires
21 marzo 2025 13 Uruguay Trasferta 0:1 Almada 68' Stadio Centenario, Montevideo
25 marzo 2025 14 Brasile Casa 4:1 Álvarez 4', Fernández 12', Mac Allister 37', Simeone 71'; Matheus Cunha 26' Stadio Monumental, Buenos Aires
5 giugno 2025 15 Cile Trasferta 0:1 Álvarez 16' Stadio Nacional, Santiago
10 giugno 2025 16 Colombia Casa 1:1 Almada 81'; Díaz 24' Stadio Monumental, Buenos Aires
4 settembre 2025 17 Venezuela Casa 3:0 Messi 39', 80', La. Martínez 76' Stadio Monumental, Buenos Aires
9 settembre 2025 18 Ecuador Trasferta 1:0 Valencia 45+3' (rig.) Stadio Monumental, Guayaquil

Tabella 2

Pos Nazionale Punti PG V N P GF GS Diff
1 Argentina 38 18 12 2 4 31 10 21
2 Ecuador 29 18 8 8 2 14 5 9
3 Colombia 28 18 7 7 4 28 18 10
4 Uruguay 28 18 7 7 4 22 12 10
5 Brasile 28 18 8 4 6 24 17 7
6 Paraguay 28 18 7 7 4 14 10 4
7 Bolivia 20 18 6 2 10 17 35 -18
8 Venezuela 18 18 4 6 8 18 28 -10
9 Perù 12 18 2 6 10 6 21 -15
10 Cile 11 18 2 5 11 9 27 -18

Dentro questi numeri c’è un profilo preciso. L’Argentina ha chiuso con 12 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte: un rendimento alto, ma non “perfetto”, e proprio questo la rende leggibile in chiave Mondiale. Perché le sconfitte raccontano dove si inceppa la macchina: Uruguay in casa, Colombia e Paraguay fuori, Ecuador fuori. Quattro partite diverse, quattro contesti diversi, un punto in comune: quando il match scivola sul dettaglio e l’avversario riesce a farlo vivere di episodi, l’Argentina può perdere di misura.

La segmentazione casa-trasferta offre altre indicazioni. In casa ci sono state vittorie ampie e vittorie di misura: 6-0 alla Bolivia, 4-1 al Brasile, 3-0 al Cile, ma anche 1-0 contro Ecuador, Paraguay e Perù. L’Argentina sa cambiare registro: può dominare, ma può anche “portare a casa” il risultato senza aprire la partita. In trasferta, invece, emergono due facce: successi di personalità (0-1 in Brasile, 0-1 in Uruguay, 0-1 in Cile) e inciampi altrui (2-1 in Colombia, 2-1 in Paraguay, 1-0 in Ecuador). È come se fuori casa il margine diventasse più sottile: basta poco per trasformare una prestazione solida in una serata storta.

C’è anche un dettaglio da squadra che sa stare dentro le Eliminatorie: il peso dei gol segnati nei momenti-chiave. Messi decide al 78’ contro l’Ecuador, Almada al 68’ a Montevideo, Simeone al 71’ nel 4-1 col Brasile, Almada ancora all’81’ per strappare l’1-1 con la Colombia. Non è solo qualità: è capacità di restare dentro il match fino a quando si apre la finestra giusta.

Come gioca

L’identità dell’Argentina, letta soltanto attraverso risultati e distribuzione dei marcatori, parla di una squadra che sa convivere con punteggi diversi senza perdere la direzione. I 31 gol in 18 partite fanno 1,72 gol a gara: produzione alta, ma non “solo” da goleade. La prova sono le tante vittorie di misura: 1-0 contro Ecuador, Paraguay e Perù, più tre 0-1 pesantissimi in trasferta (Brasile, Uruguay, Cile). È un’Argentina che non ha bisogno di segnare tre volte per sentirsi sicura del risultato.

La fase difensiva è la base del racconto: 10 gol subiti in 18 partite significano 0,56 a gara. In un continente dove ogni trasferta può diventare un tiro al bersaglio emotivo, questo numero indica controllo dei rischi. Non vuol dire che l’Argentina non conceda: vuol dire che, quando concede, spesso lo fa in modo “isolato”, senza che la partita le esploda in mano. Anche le sconfitte, quasi tutte, restano strette: 0-2 con l’Uruguay è l’eccezione più netta, mentre le altre cadute sono 2-1 o 1-0, quindi partite decise da dettagli.

Il ritmo delle partite dice molto sulla gestione. L’Argentina ha mostrato una notevole capacità di chiudere i match con un gol e poi amministrare: succede nel 1-0 con l’Ecuador deciso nel finale, succede nel 1-0 a Montevideo con Almada, succede nel 0-1 a Santiago con Álvarez. È un profilo da torneo: segnare, non concedere, togliere all’avversario la speranza del “momento”. Ma c’è anche la faccia opposta: quando l’Argentina prende fiducia e trova il secondo gol, può accelerare fino a strappare la partita, come nel 6-0 alla Bolivia o nel 4-1 al Brasile.

Il reparto gol è un altro indizio di salute: non è una squadra appesa a un solo nome. Messi firma reti decisive e una tripletta contro la Bolivia; Álvarez segna in più giornate e colpisce in match importanti; Lautaro Martínez porta gol pesanti; Almada entra nel racconto con gol determinanti; Mac Allister, Fernández, Otamendi, Dybala e Simeone compaiono nel tabellino. Questa varietà è un vantaggio, perché sposta l’attenzione dell’avversario: non basta “spegnere” un solo faro per mettere al buio l’Argentina.

Le vulnerabilità, invece, si leggono così: l’Argentina soffre quando la partita diventa un braccio di ferro su episodi e palle inattive o transizioni. Le sconfitte esterne (Colombia 2-1, Paraguay 2-1, Ecuador 1-0) e il pareggio a Maturín (1-1 col Venezuela) suggeriscono che, fuori casa o in contesti caldi, l’Argentina deve stare attenta a non concedere la prima scossa. Quando va sotto o quando il match si “sporca”, la gestione diventa più complessa. Non è una condanna, è una spia: al Mondiale, nelle partite in cui l’avversario si chiude e aspetta l’episodio, l’Argentina dovrà proteggere soprattutto i minuti prima dell’intervallo e l’inizio ripresa, esattamente dove spesso si decidono i dettagli.

Il Gruppo nel Mondiale

Il sorteggio mette l’Argentina nel Gruppo J e le disegna un calendario lineare: due partite consecutive senza viaggio tra città diverse per l’ultimo incontro, e due gare su tre nello stesso stadio di Dallas. Non è un dettaglio secondario: nei tornei lunghi, anche la logistica diventa un pezzo di prestazione, e avere riferimenti stabili può aiutare a mantenere la routine.

I tre avversari, per come sono indicati nei dati, sono Algeria, Austria e Giordania. Tre partite che, già sulla carta dei nomi, invitano a una gestione intelligente delle energie: una gara d’apertura che spesso è più nervosa di quanto dica il talento, una seconda che può indirizzare il gruppo, e una terza che, spesso, dipende da cosa hai seminato nelle prime due.

Tabella partite del Gruppo J

Data Stadio Città Avversario
16 giugno 2026 Arrowhead Stadium Kansas City Algeria
22 giugno 2026 AT&T Stadium Dallas Austria
27 giugno 2026 AT&T Stadium Dallas Giordania

Partita 1: Argentina-Algeria, 16 giugno 2026. L’esordio è sempre una prova di controllo emotivo: l’Argentina, per come ha giocato molte gare di qualificazione, tende a non forzare subito, a cercare l’episodio con pazienza. Qui la chiave sarà evitare di trasformare il match in una lotteria di contrasti e ripartenze. Se l’Argentina riesce a segnare per prima, ha dimostrato più volte di saper “raffreddare” la partita. Pronostico prudente: gana Argentina.

Partita 2: Argentina-Austria, 22 giugno 2026. Seconda gara, spesso la più tattica: perché si gioca con una parte di classifica già scritta dal turno precedente. Per l’Argentina può essere il match da “mettere in cassaforte” il passaggio, o almeno da costruire un vantaggio. I dati delle Eliminatorie suggeriscono che l’Albiceleste è credibile anche con un punteggio corto: l’1-0 è un risultato che sa indossare. Pronostico: gana Argentina.

Partita 3: Giordania-Argentina, 27 giugno 2026. Ultima partita del girone, a Dallas: qui la gestione dipende dal contesto, ma il profilo argentino nelle qualificazioni indica una squadra capace di soffrire poco quando deve amministrare. Se servirà vincere, l’Argentina ha dimostrato di poter alzare il volume offensivo; se servirà non perdere, la solidità difensiva è un’ancora. Pronostico: gana Argentina.

La chiave, però, non è “indovinare” i risultati: è capire quali leve portarsi dietro dalle Eliminatorie. L’Argentina ha vinto tante partite con margine minimo: vuol dire che sa stare dentro i match stretti, ma vuol dire anche che non può permettersi cali di attenzione, perché un episodio può ribaltare tutto. La sconfitta di Guayaquil (1-0) e quelle di Barranquilla e Asunción (2-1) sono cartoline utili: ricordano che concedere il primo colpo può costare punti e fiducia.

Claves per qualificarsi dal girone

  • Segnare per prima: nelle Eliminatorie, quando l’Argentina sblocca, spesso controlla la partita fino alla fine.
  • Gestire i minuti “di soglia”: fine primo tempo e inizio ripresa, dove gli episodi possono spostare inerzia e nervi.
  • Non trasformare le gare in partite di transizione: l’Argentina rende meglio quando decide ritmo e pericoli concessi.
  • Distribuire i gol: la varietà dei marcatori è un vantaggio, va mantenuta anche in torneo.
  • Proteggere la partita quando è “corta”: l’1-0 è un vestito comodo, ma richiede concentrazione fino all’ultimo dettaglio.

Opinione editoriale

L’Argentina arriva al Mondiale con un curriculum che non ha bisogno di aggettivi: 38 punti, 31 gol segnati, 10 subiti. La sensazione è quella di una squadra che conosce il mestiere del torneo, perché ha imparato a vincere anche quando la partita non è bella. E questa è una qualità rarissima: la bellezza ti porta lontano, la solidità ti porta fino in fondo.

Ma il rischio è proprio qui: abituarsi a pensare che il controllo sia automatico. Le Eliminatorie dicono il contrario. Quando la partita si sporca, quando l’avversario ti nega ritmo e ti obbliga a vivere di episodi, l’Argentina può inciampare. Non è debolezza: è il promemoria che nessuno domina sempre il contesto.

C’è un’ultima immagine che vale come avvertimento concreto: Argentina-Uruguay 0-2 del 16 novembre 2023. Una sconfitta secca, in casa, che ha mostrato quanto può essere sottile il confine tra controllo e sterilità. Se al Mondiale capiterà una serata simile — una partita chiusa, fisica, nervosa — l’Argentina dovrà ricordarsi la lezione: non basta avere il pallone, serve anche scegliere quando accelerare e quando non concedere niente. Perché, nei tornei, la differenza tra “passare” e “soffrire” spesso sta in un minuto, in un taglio, in un rigore evitabile.